Claudia Corò, Atlante delle Mani e dei Gesti 01.11.2017>21.11.2017
Sala Sinopoli
Gran Teatro La Fenice
San Marco 1965
Campo San Fantin

Claudia Corò
Atlante delle Mani
e dei Gesti

Officina delle Zattere è lieta di presentare l’ultima produzione dell’artista veneziana Claudia Corò, attiva in città dal 2005: un viaggio che si dipana fra le pagine di vecchio un atlante geografico e approda a un mondo di gesti immaginati – o forse immaginari.

In questo ciclo di opere, è il supporto cartaceo a suggerire all’artista la forma che assumerà l’opera: le tracce impresse dal tempo, i segni testimoni dell’uso sono reinterpretati come lacerti di muscoli e di ossa, come frammenti di nocche, tendini, unghie.

Tessere di un mosaico che l’artista compone a formare delle visioni finalmente comprensibili anche ai nostri occhi, tramutando gli indizi in gesti apparentemente pratici, che diventano nella sua opera emblemi di altro, significanti di ulteriori significati.

Evocativi ma non univocamente interpretabili, questi movimenti di mani che lavorano, che costruiscono, che distruggono sono pietrificati, fermi nel tempo. Sospesi nella stessa irrealtà di una carta geografica che si vuole rappresentazione del mondo ma che, data la precarietà di confini e Stati, ne è solo una transitoria interpretazione.

Le dita e le nocche, i palmi e i dorsi sono delineati in modo selettivo e sicuro, attraverso un tratto spesso; la loro tridimensionalità è resa con un tratteggio marcato, oppure con una posizione in prospettiva. Altre volte le mani sono più accennate, quasi trasparenti, e lo scenario geografico riveste una importanza maggiore nella composizione. Il supporto scelto dall’artista tiene traccia di tutti i successivi passaggi d’esecuzione dell’opera, disegnata direttamente e senza uno studio preparatorio.

A prima vista i gesti disegnati da Claudia Corò sembrano tutti elementi stabilizzati di un lessico condiviso da ognuno di noi: indicativi come nella mappa dell’America Latina oppure emblematici come in quella di Sicilia e Sardegna.

Eppure ce ne sono altri che, pur sembrandoci famigliari e legati alla vita quotidiana, assumono una pluralità di significati, come le mani adunche che sembrano protendersi sulla Puglia ma che possono anche (e meglio) rievocare i campi e il difficile lavoro di raccogliere a mano frutta e verdura nel Sud d’Italia. Mani illuminate da un sole intenso diverso dalla luce zenitale diffusa sulla carta geografica: perché la dimensione reale della nostra vita e dei luoghi che abitiamo è sempre diversa e più complessa delle rappresentazioni concettuali che ne facciamo.

Tributo alla sede della mostra, il Gran Teatro La Fenice, a cui l’artista è molto legata, i gesti che assomigliano ai movimenti che creano la musica; e l’allestimento stesso della mostra, che vede lo spettatore al centro come direttore di una immaginaria orchestra.

Le carte geografiche sono apparse nella produzione di Claudia Corò da un paio di anni, dapprima in relazione al tema delle migrazioni e successivamente come tributo alla tradizione di viaggi ed esplorazioni della sua città natia, Venezia: strumenti indispensabili per viaggiatori ed esploratori che nel corso delle proprie missioni sentono il bisogno di poter affermare: ”Io sono qui”.

Esattamente la stessa esigenza sentita dall’artista: poter affermare di essere qui, nel mondo, adesso, attraverso un segno da lasciare nel mondo. O, come in questa sua produzione, sul mondo.

Info, orari e biglietti su www.festfenice.com

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