martedì-domenica
ore 11.00-19.00
Officina delle Zattere
paolo vannuccini
anitya. The invisible wall
*l’immagine si riferisce ad un particolare di una delle opere in esposizione.
A cura di Gaia Conti.
«No, se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l’esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere.» - Marcel Proust.
Qual è la chiave di lettura dei lavori di Vannuccini?
Paolo Vannuccini è un informale. Espressione anacronistica, forse. Ma lui è, e si sente, fortemente fuori dal suo tempo. Questa, ecco, proprio questa, è la sua forza. I suoi lavori sono in tal senso le convinzioni intellettuali di Proust, non un passato da duplicare, non un’esperienza da ricordare, perché altrimenti lui, Vannuccini, non si prenderebbe la briga di dipingere. Un moto dell’animo, una spinta necessaria risiede alla base del suo racconto.
Guardando i suoi quadri si entra in una sorta di partitura disordinata, quasi un vortice, un flusso continuo. Ciò che sorprende è come il disordine, il caos sia calmo e ordinato. Una sorta di razionalità che mette in luce la forza centripeta che si sprigiona dall’immagine; ed è una continua ri-nascita.
“Rebirth” è il titolo della serie di lavori in mostra - “Tutto ciò che faccio ricomincia, - parole sue - è un movimento continuo, e la Ri-nascita di cui parlo parte proprio da questa azione, come un percorso, fatto di emozioni, di gesti e colori.”
Lavora con molti materiali diversi Paolo: poliuretano, stucco, gesso, resina, smalto. Ed è proprio quest’ultimo che crepa con acqua e solvente a creare delle ferite per palesare la sua inquietudine e abbattere il muro invisibile che gli fa da barriera, da blocco che lo circonda. Allo stesso tempo rompere quel muro che non possiamo vedere, fessurarlo appunto, gli permette di ottenere dei piccoli spiragli di luce, una ulteriore spinta verso l’esterno, una ulteriore mossa.
ANITYA, impermanenza, concetto buddista che indica come il cambiamento sia inerente a ogni esistenza fenomenica e come i processi mentali entrino in essere e si dissolvano, per poi ricominciare. Tutto ciò che l’artista riporta sulle sue tele si riavvia, è moto rotatorio e turbolento, incessante, all’interno dello stesso quadro e poi in un altro, e in un altro ancora e così via.
E si ritorna a Proust, allo scrittore del monumentale Ricerca del tempo perduto, romanzo sugli uomini e sul tempo, su quello perduto, interiore o esteriore, legato al passato, ma contemporaneamente, un tempo verso il quale tende il presente.
Impermanenza, Tempo perduto, Circolarità, Re-birth.
Il tempo perduto di Vannuccini, le sue opere, non sono un tempo passato, perché sono un tempo da ricercare e da ritrovare, sono il ritrovamento continuo della sua identità.
La presenza delle opere di Paolo Vannuccini
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