mercoledì-domenica
ore 11.00-19.00
Officina delle Zattere
fabrizio campanella
close-up
Partire da una citazione per riflettere sulla pittura, sulla grammatica ideativa e la sua sintassi elaborativa; cercare le relazioni tra forma e contenuto; capire dove può arrivare l‟estensione del codice pittorico. Le parole dell’artista somigliano al titolo della mostra - CLOSE-UP – e all’approccio elastico di un progetto che nasce come antologica dinamica, un viaggio temporale per indagare le connessioni tra opera e opera, riflessioni e risultati, idee e percorsi.
| Si parte dal 1991 per arrivare al 2014, oltre vent’anni in cui la sua pittura ha dimostrato resistenza e curiosità, plasmando il proprio potenziale tecnologico, le innate contaminazioni, la rigenerazione endogena. Plasmare l’archetipo mi sembra la giusta chiave per connettere le opere di Campanella. Ogni quadro detiene, infatti, una matrice storica, un’appartenenza a qualche codice semantico delle avanguardie.L’archetipo plasmabile implica, di fatto, un costante camminare sul confine tra figura e astrattismi. Campanella ci sta dicendo che non esiste astrazione pura, impossibile astrarsi da qualcuno/qualcosa senza portarsi appresso le tracce, i codici genetici e le memorie che ogni forma esistente trattiene con sé. Le zoomate sui dettagli di un quadro spiegano che ci sarà sempre un archetipo cui riferire l’immagine, una base generativa da cui nulla può trascendere. |
L’architettura dei quadri evidenzia un meccanismo di sintesi elaborativa che si lega a una stesura piatta. Le zone geometriche dialogano su uno stesso livello, creando continuità tra colori e geometrie a contrasto. La metrica del dipingere appare instabile e circolante, come se scivolasse lungo correnti multidirezionali, fuori dai confini del telaio, in progressione ritmica nel decorso sequenziale dei quadri.
Da una parte, prediligendo il ritorno allo scheletro primordiale, Campanella ha concesso alla linea il tappeto ritmico della costruzione. La linea come modulo che determina geometrie adiacenti, sovrapposte, combacianti e conflittuali.
Dall’altra parte, cercando una catarsi che cambi il destino della linea, arriva l’angolo che imprime spinta, propulsione, apertura. La linea mantiene così l’ossatura del quadro, gli angoli sviluppano il sistema muscolare della forma, l’elastica disposizione al respiro geometrico del modulo. Forza centrifuga e gravitazionale spingono gli elementi in dentro o in fuori, a destra o a sinistra, in alto o in basso: un ritmo che nasce dal rapporto automatico tra linee ed angoli, tra la sicurezza della forma (linea) e il passaggio evolutivo, inaspettato, fondamentale (angolo).
Informazioni utili:
dal 20 febbraio al 23 marzo 2014, da mercoledì a domenica, 11.00-19.00
Ingresso libero
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