materia madre 27.06.2014>27.07.2014
martedì-domenica
ore 11.00-19.00
Officina delle Zattere

Materia Madre

A cura di Barbara Vincenzi con la collaborazione di Robert Phillips

La materia dunque tra scultura e pittura diviene protagonista indiscussa della mostra e fonte necessaria all’artista per esprimere diversi concetti. Materia come Madre, da cui estrarre e lavorare diverse forme d’arte.
Attualmente notiamo il nascere di contaminazioni: il concettuale puro come forma tautologica di se stessa perde l’iniziale forza provocatoria e sempre più spesso gli oggetti utilizzati privati della loro funzione iniziale, e decontestualizzati, si spostano nel contesto artistico. La materia, iniziale protagonista indiscussa dell’atto creativo diventa sempre più veicolo per la trasmissione di concetti e pensieri profondi, materia che si riappropria la primaria funzione di comunicazione.
Nonostante possano esistere notevolissime differenze di punti di vista sia sulla funzione sia sul significato di qualsiasi espressione d’arte contemporanea, inevitabilmente si è costretti a riconoscere che i materiali che necessitano alla composizione degli elaborati possono essere loro stessi soggetto, ma anche protagonisti della nascita e della successiva evoluzione delle opere.
“Potrebbe essere portato a paradigma il fatto che, essendo impossibile isolare in modo netto e definitivo l’oggetto della rappresentazione dalla materia che lo compone, con le stratificazioni e differenziazioni conseguenti, i documenti culturali e visivi rappresentati dall’opera in quanto tale non possono essere considerati come parte fondamentale della sintesi tra valori, simbologie, norme esecutive e rituali della funzione ultima del manufatto. Questo può apparire un appiattimento della prassi artistica, cioè dell’accettazione dei limiti e delle resistenze intrinseche ai materiali d’uso ma porta, invece, a una nuova chiave di lettura dei codici grafici e rende attuale, e, di fatto, fa coincidere, l’interpretazione dominante del momento di trasduzione del codice e ne causa l’apprezzamento dei canoni comunicativi sentiti come maggiormente validi nella stessa contemporaneità in cui si produce l’evento artistico”.

La mostra si snoda in un percorso di tredici artisti tra scultori e pittori, tutti selezionati per il loro uso della materia.
Sarà presentato lo scultore rumeno Stefan Ghitan, con una produzione di sculture in ferro che tendono alla sintesi essenziale delle forme; Antonio Nepita che predilige anch’egli l’essenzialità simbolica della forma mettendo in luce le potenzialità materiche della carta e del ferro in un’analisi intima tra ricordi vissuti e memorie arcaiche; Leonardo Martellucci si adopera con la scultura e pittura utilizzando i più svariati materiali, tra cui legno e polistirolo; Vincenzo Vavuso imprigiona la sua rabbia verso il mondo politico, nella materia, in un silenzio che né è forza e testimonianza; Roberto Tirabasso imprime nel gesso passaggi e squarci, ferite dell’esistenza, utilizzando anche il cellophane e creando nuovi concetti interpretativi. Lo svizzero Sebastian Burckhardt lavora con elementi naturali, alghe legno e pietre cui aggiunge l’acrilico in composizione da cui traspirano gli odori della terra, mentre Laura Fortin ci dona immagini materiche di grigi e neri violenti in rappresentazioni mentali e trasmissione di emozioni interiori. Per Walter Ochs è un continuo esplorare concetti primari in un camuffamento di ruoli e parole e un rinnovato gioco di rimandi che partono da un suo vissuto intimo; Tommaso Ochs gioca con la comunicazione realizzando sculture con vecchi computer o televisori e prendendo spunto dalla filmografia letteratura e musica, ci parla di verità più sottese e attuali, con ironia e straniamento; Raffaello Rovati utilizza scatole e cartoni dove, su colori neutri inserisce vecchie fotografie e scritte evocando memorie e sensazioni durevoli, in una produzione che rimane sospesa e atemporale, mentre Massimo Vidale ci offre opere in vetro di complessa realizzazione con spessori di lavorazione e riflessi inattesi di luce; Stefania Capobianco indaga spessori attraverso la sperimentazione, sua caratteristica peculiare sono l’inserimento di “bolle” trasparenti che fuoriescono dalla materia alla ricerca di profondità spirituali indicate anche dai titoli; Giuseppe De Michele risveglia con i suoi materiali energie primitive e primarie, le sue opere di apparente astrazione ridonano l’essenza delle cose.